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È arrivato fino alla Corte di Casazzione  il caso di una dipendente di una ditta di Roma che, dopo aver avuto una discusione con sua direttrice, l’aveva denunciata per  un’espressione offensiva chiedendo anche un risarcimento danni subiti. I giudici di primo grado avevano punito l’accusata, per il reato d’ingiuria, a risarcire alla denunciante con 3.000 € per danni morali. Non essendo d’accordo l’imputata ha fatto ricorso al Tribunale Supremo che, dopo aver analizzato il caso, ha annullato la condanna per considerare che non si può parlare di delitto quando la parolaccia ha stato emessa in una discussione entrambi parti del contenzioso. Nonostante non sia considerato delitto, questa giornalista consiglierei non perdere le staffe.

Pilar. avanzato

 

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